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DUBIOZA KOLEKTIV

il ciclone che viene dalla bosnia

balkan rock, ma molto di più


C'era una volta, nel lontano 2003, in una terra lontana chiamata Bosnia ed Erzegovina, un gruppo di amici che decide di formare una band.
Ma non si trattava di una band normale, e non si formava in circostanze normali.

Se da una parte è vero che insieme alle sonorità locali dei Balcani, si mescolavano influenze musicali provenienti da tutto il mondo come ska, punk, reggae, elettronica, hip-hop, dall’altra però, non esisteva l’ industria musicale, c’erano pochi concerti e nessuno spazio per l’espressione culturale o politica tra i giovani: l’ intera regione era avvolta da una profonda stagnazione morale ed economica.

Ma fu proprio a partire da un simile background che sono nati, urlando e scalpitando, i Dubioza Kolektiv. Ed esigevano di essere ascoltati. Da allora la band è andata avanti più forte che mai, affermandosi come una delle migliori e più famose esibizioni dal vivo in Europa orientale.

Per una rapida carrellata della storia della band, il loro primo album autoprodotto Dubioza Kolektiv è stato pubblicato nel 2004, e ha immediatamente incontrato l’entusiasmo del pubblico, come non si vedeva sulla scena bosniaca fin dai tempi pre-bellici. A seguire l’ep Open Wide, questa volta con il poeta dub Benjamin Zephaniah e Mush Khan di Fun-da-mental.

Il secondo album, Dubnamite, segna il debutto della loro popolarità che inizia a diffondersi oltre i confini. Nel 2008, con l’uscita di Firma Ilegal, la loro posizione ferrea contro l’establishment nazionalista li porta alla fama in tutta la regione balcanica.

Una delle loro canzoni più popolari è arrivata sul grande schermo con “Blam“, aprendo il film “Na Putu” del vincitore dell’Orso d’ oro a Berlino Jasmila Žbanić.

L’album numero quattro, 5 do12, è stato reso disponibile gratuitamente su www.dubioza.org in segno di aperto affronto alle etichette musicali ultra-capitaliste, oltre che come espressione di impegno nei confronti dei fan.

Fu in questo periodo che Bill Gould di Faith No more ha prodotto il loro quinto album, Wild, Wild East sotto l’etichetta Koolarrow Records, introducendo così i DK sulla scena internazionale a distribuzione mondiale.

Successivamente l’album Apsurdistan,pubblicato nel 2013, è stato un enorme successo, con oltre 300.000 download. Il video per il brano “Kažu” è stato visto 15 milioni di volte su YouTube e il loro tour nei Balcani occidentali ha registrato il tutto esaurito in ogni singolo evento. Tutto questo, sommato ad un approccio al tour incessante, ha portato i suoni dei Dubioza Kolektiv in ogni angolo d’Europa.

Il che ci porta finalmente ad Happy Machine, ispirato in gran parte agli eventi che si sono susseguiti nel tempo – dalle proteste del parco Gezi di Istanbul (“All Equal”), al carcere dei fondatori di The Pirate Bay (“Free.mp3”), alla crisi dei rifugiati siriani e la vergognosa risposta dell’Europa. Happy Machine rappresenta probabilmente il loro album più provocatorio registrato fino ad oggi. Altri spiriti affini nel mondo della musica si sono uniti alla causa, con le apparizioni di Manu Chao, Benji Webbe di Skindred, Roy Paci, il cantante punjabi BEE2, la band catalana ska-rumba La Pegatina e il trombettista Dzambo Agusev dalla Macedonia. Le canzoni sono in inglese, spagnolo, italiano e punjabi.

Il loro ultimo album, Pjesme za djecu i odrasle (“Canzoni per bambini e adulti”) uscito a Novembre 2017 è disponibile per il download gratuito sul sito web della band.

Niente atteggiamenti da macho, soldi ed ego; niente gangster di “rude boy” di MTV, niente spogliarelliste e lustrini, niente sponsorizzazioni da parte dell’industria della moda internazionale; quanto piuttosto un’esperienza musicale fatta di forme musicali tradizionali modellate da una guerra che ha cambiato le loro vite per sempre, forgiandole con una carica di positività che ti colpisce come una ventata d’aria fresca. E chissà, potrebbe cambiare anche la tua vita. Questi sono i Dubioza Kolektiv.

 

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05 Luglio 2019

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