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TAMIKREST

IL MIGLIOR BLUES DEL SAHARA

È musica di sfida, di speranza. È il rock'n'roll del Sahara, il suono del sogno dei Tuareg.

“Tamikrest” in lingua tamasheq significa congiunzione, connessione, nodo, coalizione. I membri del gruppo provengono da diversi orizzonti (Mali, Niger, Algeria). Volendo assumere pienamente la loro identità Tuareg, hanno trovato nella musica il mezzo per esprimerla.

Tutt’intorno alla città di Kidal, il deserto del Mali si estende in ogni direzione: secchi, aridi e interminabili orizzonti di sabbia e rocce. Questa è la parte sud occidentale del Sahara, la casa dei Tuareg, e la città di Kidal è uno dei centri culturali principali. Campo di battaglia, conquistata e riconquistata, rimane il simbolo dell’audacia e della speranza Tuareg, la casa spirituale di gente senza radici.

È qui che i Tamikrest si uniscono per la prima volta come gruppo. La loro musica fonde le tradizioni musicali del loro popolo con il rock e il blues, accompagnando le linee melodiche con i caratteristici youyou vocali delle coriste, con testi cantati in lingua tamasheq.

Hanno i primi contatti con la musica durante la frequentazione della scuola “Les enfants de l’Adrar” nell’oasi Tinzawatène. Gran parte dei componenti del gruppo prende parte alla guerra per l’autonomia del popolo tuareg, iniziata negli anni 90, e alcuni loro familiari e conoscenti perdono la vita proprio durante questo conflitto. Nel 2006 decidono di deporre le armi ed usare la musica come mezzo di comunicazione non violento. Cominciano la loro carriera suonando principalmente musica tradizionale. Ma presto entrano in contatto, grazie ad internet, con artisti rock e blues che contribuiscono fortemente a plasmare la loro musica.

Nel gennaio del 2008 hanno la possibilità di suonare con i Dirtmusic al Festival au désert di Essakane, e l’anno successivo partecipano alle registrazioni del secondo album del gruppo, BKO, a Bamako.
È allora che Chris Eckman si rende disponibile per la produzione del loro album di debutto, Adagh, che esce nel 2010 per la Glitterhouse Records.

A partire dall’uscita del loro primo disco, i Tamikrest vengono considerati i capostipiti della nuova generazione Tuareg, e hanno ormai da tempo il merito di aver aperto nuove strade a cavallo tra desert blues e western rock. Dal loro debutto in avanti, mettono l’anima nella loro musica, uscita dopo uscita. “Chatma”, il loro terzo disco, viene acclamato come uno dei migliori album dell’anno in tutto il mondo. Songlines magazine li ha premiati come Miglior Gruppo, mentre le loro performance live hanno mostrato al mondo una band il cui sound fa scintille.

E con “Kidal”, questa fiammata si sta espandendo. Registrato a Bamako nell’estate del 2016, l’album è stato prodotto da Mark Mulholland e mixato da David Odlum. È un album che ha richiesto il lavoro di ben due anni, racconta Ag Mossa, “perché noi condividiamo le stesse difficoltà della nostra gente.” E le canzoni in questo disco rispecchiano le loro gioie, il loro dolore e la loro riluttanza ad accettare le cose per come sono.

Partendo dall’intensità di  “Mawarniha Tartit”, attraverso la dolce slide guitar del secondo chitarrista Paul Salvagnac su “Atwitas”, fino al ruggito a sangue freddo di “Adoutat Salilagh”, i Tamikrest sono una band infuocata dalla passione per la loro gente e dai secoli di ingiustizia che essa ha sopportato.

“Kidal parla di dignità”, racconta Ag Mossa. “Noi consideriamo il deserto come un luogo in cui vivere in libertà. Ma per molti è soltanto un mercato da vendere alle multinazionali, e per me questa è un’enorme minaccia per la sopravvivenza dei nostri nomadi.”

In “Kidal”, la band rende omaggio al luogo che li ha allevati. La loro musica è un pianto di sofferenza e un grido di ribellione. E’ potere e resistenza. È puro rock’n’roll Tuareg.

“Ho scritto la maggior parte delle canzoni mentre ero nel deserto,” spiega il cantante e chitarrista lead Ousmane Ag Mossa. Ma così doveva essere, dice. “Se vuoi parlare di una determinata situazione, devi viverla.”

La musica all’interno dell’album affonda le sue radici nella tradizione Tuareg, ma brucia di una brillante, moderna fiamma. “Il mio amore è il mio paese, la mia ambizione è la libertà”, canta Ag Mossa in “War Tila Eridaran”. “Nessun essere vivente dovrebbe vivere nell’oppressione, nell’infamia e nell’eterna repressione”. Questa è la musica della gente che porta avanti la sua battaglia ogni singolo giorno, e per cui l’idea di ciò che Kidal rappresenta è quasi importante quanto il luogo stesso.

C’è una bellezza grezza nel rock’n’roll dei Tamikrest. È lì, nel ritmo incalzante che alimenta le canzoni, nelle linee di basso snelle e sinuose, nelle chitarre che si intrecciano intorno alle melodie, e nell’unione musicale del tutto naturale del Sahel Africa, del Maghreb e dell’Occidente. Ci si può scorgere il riflesso di influenze diverse come i Pink Floyd, Rachid Taha e il flamenco, eppure il Sahara e i suoi abitanti rimangono sempre saldamente al centro.

“Questa musica è stata fondata su una causa ben precisa, la causa dei Tuareg”, afferma Ag Mossa, e questo album celebra perfettamente la loro identità, quella dei guardiani di un’antica voce culturale e in via di estinzione.